L’avventura di Renzo Pugina

Un altro caso di incontro ravvicinato di una certa importanza, e considerato uno dei più autentici nella casistica ufologica italiana, è il caso di Renzo Pugina, avvenuto il 14 Ottobre 1954 a Erba (Como), in località Parravicino. Pugina, all’epoca 37enne, stava rientrando nella propria abitazione quando notò uno strano chiarore in un viale solitamente buio in quanto incassato tra due muri. Alla sommità di una scaletta vide uno strano essere, alto meno di un metro e mezzo, avvolto in una luce diffusa, che volgeva all’uomo il suo fianco sinistro. La sua testa era coperta da un casco, trasparente sul davanti: si intravedeva un viso di aspetto umano, con occhi di tipo orientale. Il corpo (fino a metà del busto) e le braccia erano ricoperti da una tuta a scaglie metalliche leggermente luminose. Invece la parte inferiore era costituita da un gorsso “tubo” liscio e conico (non vi era alcuna presenza di gambe). A questa struttura era attaccato, perpendicolarmente, a pochi centimetri da terra, un altro “tubo” di diametro molto inferiore e lungo quanto un’ “apertura di braccia”. Quasi nella parte terminale si trovava, in posizione orizzontale (come se fosse in bilico), un disco dalle dimensioni di una ruota di bicicletta; aveva la forma di una calotta nella parte superiore. Apparentemente non esisteva alcun contatto fra il “tubo” e il “disco”. Passato lo stupore, il teste salì qualche scalino, ma si fermò quando l’essere ruotò il busto e la testa verso di lui, con movimento meccanico. L’entità gli puntò contro un oggetto che teneva nella mano destra e che aveva la forma di torcia elettrica (e Pugina scorse il “lumicino”). L’uomo si ritrovò immobilizzato: riuscì però ad infilare una mano in tasca e a toccare un mazzo di chiavi. Dopo il contatto con il metallo, Renzo riuscì a compiere ancora qualche passo verso l’essere, pronunciando solo una parola: “Marte”. A quel punto, la creatura fece una smorfia di disappunto e si alzò a circa un metro da terra, emettendo un ronzio. Quindi si allontanò, volando alla stessa altezza lungo il viale della villa vicino a cui si trovava: in fondo alla stradina, salì di quota aumentando la velocità e disoolvendosi in una luce intensa. Sul luogo dell’avvistamento rimase, per tre-quattro giorni, una “macchia” inodore non umida né grassa che, almeno inizialmente, continuò ad espandersi.

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