L’UFO DI GENOVA DEL 1608

Testo del 1608 tradotta da Alfredo Lissoni.

Così in un documento degli Archivi Municipali di Nizza:
“Inizio di agosto dell’anno di grazia del Signore 1608, sul mare di Gennes (Genova), si è visto il più orribile segno che di memoria d’uomo se ne sia parlato o scritto, che il Signore ci protegga”.
In questo modo inizia un fatto riportato negli annali storici di Nizza; il cronista che scrisse queste cose doveva essere alquanto scosso quando riferì di mostruose apparizioni, “gli uni erano con figura umana, ma con le braccia che sembravano coperte di squame e che tenevano in ciascuna mano degli orribili serpenti volanti che si attorcigliavano attorno alle braccia; apparivano solo dall’ombelico in su fuori dal mare, lanciando dei gridi orribili che era cosa del tutto spaventevole; certe volte si tuffavano e ne riuscivano poi in altri punti, sempre gettando dei gridi così spaventevoli che molta gente ne rimase ammalata di paura. Certi sembravano avere figura di donna, altri con forma umana ma con il corpo tutto coperto di squame e con la testa che sembrava quella di un drago. La Signoria della città fece portare dei cannoni, e con la speranza di farli scappare dal luogo gli sparò qualche cosa come 800 colpi, ma invano. Le Chiese si riunirono e per trovare un rimedio fecero molte processioni e comandarono il digiuno. I buoni frati Cappuccini ordinarono le 40 ore di penitenza… Il quindicesimo giorno del detto mese, apparvero sul mare tre carrozze, tirate ciascuna da sei figure tutte in fuoco e con somiglianza di draghi, e correvano le dette carrozze tirate dai detti draghi, accompagnate da quelli che avevano sembianze umane con i loro serpenti attorcigliati attorno alle braccia e continuando i loro gridi spaventevoli. Dopo che le dette spaventevoli cose ebbero fatto tre volte il giro del porto, e che ebbero lanciato dei gridi così potenti che fecero risuonare le montagne del circondario, si persero tutti dentro nel mare, e poi non se ne seppe più nulla. Questo fatto spaventevole, apportò molto danno a molti cittadini di Genova e molti ne morirono di paura, tra questi il figlio del Sor Gasparino de Loro, e anche il fratello del Sor Antonio Bagatello; molte donne anche ne sono state afflitte e hanno avuto una tale paura, che qualche d’una ne è morta. Da allora si continua a cantare il Te Deum, e sono tutti spariti; delle grandi piogge di sangue sono state registrate subito dopo in tutta la regione, e anche fino in Provence. Altra cosa degna di memoria, successa quasi nello stesso tempo nella città de l’Isle de Martègue. Il ventiduesimo giorno di agosto apparvero due uomini in aria avendo ciascuno armi e scudo, e si batterono in maniera tale da meravigliare i cittadini spettatori. Dopo che si furono a lungo battuti, si riposarono per un certo tempo, poi ricominciarono a battersi per circa due ore. L’ultima volta si batterono in tal maniera da sembrare due forgiatori che battessero sull’incudine. Il giorno dopo sembrava che tutti due avessero vinto una battaglia contro una fortezza, talmente sembravano contenti, e dopo essersi guardati l’uno verso l’altro ci fu un grande rumore come spari di cannone; il rumore era così spaventevole che sembrava agli uditori che fosse giunta la fine del mondo, e continuò quel rumore per circa sette ore, poi ad un tratto una nuvola spessa apparve nel cielo, e per due ore non si vide che nuvole e nebbia nera e si sentì una gran puzza di zolfo. Quando l’aria si fu purificata, niente fu rivisto di quelle chimere. Questi prodigi meravigliosi hanno toccato l’anima di molti cristiani i quali, avendo considerato le meraviglie di Dio, e sapendo che egli solo è potente e con la sua bontà infinita ha voluto avvertirci, prima di mandare il castigo che ci è dovuto, si sono gli uni resi religiosi, e gli altri fanno penitenza per calmare le sue ire, ché il Santo Spirito ci assista in questa buona azione. Così sia”.

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