Oggetto fuori dal tempo in Turchia


Una statuetta d’argilla trovata durante gli scavi archeologici nel sito di Tropakkale in Turchia, risalente a circa 3000 anni fa, è una evidente ed ennesima dimostrazione di un oggetto fuori dal tempo.

La storia dell’Umanità non è come ce la raccontano.

Questo articolo tratto dal web spiega in modo esauriente l’argomento.

Buona lettura

LA”NAVICELLA” DI TOPRAKKALE

Com’è noto “OOPARTs” è l’acronimo inglese di “Out Of Place ARTifacts”, termine la cui traduzione letterale è”manufatti fuori posto”.

Un’espressione idiomatica che gli archeologi e in particolare gli studiosi di archeologia misteriosa e di paleoastronautica utilizzano per designare tutti quegli oggetti di comprovata natura artificiale che,nonostante siano stati rinvenuti in siti archeologici risalenti ad epoche antiche ed in corrispondenza di scavi di datazione certa, presentano nondimeno, inesplicabilmente, peculiarità morfologiche,strutturali e talvolta anche funzionali tali da presupporre un background culturale di carattere scientifico-tecnologico estremamente più avanzato rispetto al livello cognitivo che l’archeologia e la storiografia ortodossa ufficialmente attribuiscono alla civiltà che li avrebbe realizzati.
Tra i tanti oggetti anacronistici del tipo menzionato sopra e rinvenuti fino ad ora, ve ne è uno non particolarmente noto, a nostro parere meritevole di essere portato all’attenzione del lettore e in grado di suscitare perplessità anche tra gli scettici.
Mi riferisco aduna statuetta in argilla risalente ad oltre 3000 anni fa, portata alla luce durante alcuni scavi nel sito archeologico di Toprakkale – l’anticaTuspa – in Turchia ed attualmente custodita in una teca del Museo Archeologico di Istanbul.
La notizia del ritrovamento del manufatto venne data dalla stampa di informazione slovena il 29 Novembre 1995.
L’oggetto in questione ha una lunghezza di circa 22 cm, una larghezza di 7.5 cm ed un’altezza di 8 cm, è cuneiforme e l’estremità anteriore, acuminata ed affusolata, presenta un profondo solco. La sezione centrale della statuetta è caratterizzata da uno spazio sagomato all’interno del quale siede una figura umana, la cui testa è stata rimossa per cause ignote ma di cui è possibile apprezzare sia il busto che gli arti superiori ed inferiori.
La figura antropomorfa sembra indossare un paio di stivali ed un bizzarro abito caratterizzato da una successione continua di irregolari sporgenze curvilinee, indumento la cui foggia ricorda fin troppo da vicino quella delle tute spaziali utilizzate dai cosmonauti sovietici nel corso delle prime missioni esplorative dello spazio extra-atmosferico circum terrestre.
Nonostante la figura umana risulti parzialmente danneggiata, è possibile distinguere, sotto il mento, alcune formazioni in rilievo, che gli studiosi di paleoastronautica hanno associato a dei tubi di respirazione.
La terza sezione del manufatto è ancora più sconcertante in quanto presenta una struttura che ricorda una sorta di ghiera, da cui emergono tre formazioni coniche estremamente somiglianti ad ugelli di scarico posteriori.
Nel complesso la morfologia della “navicella” di Toprakkale, come è stata soprannominata dagli studiosi di archeologia misteriosa e di paleoastronautica, è talmente somigliante a quella di un moderno razzo vettore monoposto pilotato da un astronauta che per un istante viene da dimenticarsi che gli artefici di questo manufatto sono vissuti più di 3000 anni fa!
L’enigmatico reperto diToprakkale, come accennato sopra, è tuttora custodito nel Museo Archeologico di Istanbul ma non è mai stato esposto al pubblico. Secondo quanto riferito dal direttore del museo, difatti, la sua autenticità non sarebbe stata ancora del tutto dimostrata e a suo dire esporre un reperto archeologico dai connotati morfo-strutturali fortemente anacronistici e di cui non sia stata incontrovertibilmentee assolutamente attestata l’autenticità potrebbe minare alle fondamenta la credibilità di un’istituzione culturale governativa,suscitando in questo modo una pioggia di critiche da parte della scienza ufficiale di tutto il mondo.
Questo imbarazzato atteggiamento di estrema cautela in una istituzione ufficiale statale della capitale turca è ben comprensibile, dunque. Certo è che, qualora gli archeologi turchi dovessero confermare in via definitiva la presunta datazione di 3000 anni, l’esistenza di questo manufatto costituirebbe in ogni caso un duro colpo per l’archeologia ortodossa, ed il mondo accademico si troverebbe di fronte ad un nuovo rompicapo storico-

archeologico la cui natura anacronistica lo costringerebbe ad una rilettura e forse anche ad una completa rivisitazione della storia dell’uomo.

 

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